Ho sempre amato stare a osservare la gente in stazione.
Probabilmente è un qualche strano tipo di eredità familiare, mio padre e mio nonno erano ferrovieri; ero piccola e guardavo i treni passare con mio padre. Da allora, da sempre, amo le stazioni e i treni.
Su di un treno si possono vedere tantissime persone diverse: alla mattina presto si trovano i pendolari, tra cui i ciarleri, casinisti fin dalla mattina, e quelli che farebbero di tutto pur di non svegliarsi così presto, che vorrebbero soltanto dormire ancora quella mezz’ora in treno; gli studenti di ogni età e indirizzo, alcuni che ripassano materie più o meno improponibili e inutili; al pomeriggio può capitare di trovare, sui treni a lunga percorrenza, persone in completo, vestite troppo bene per certi regionali (tanto che un signore una volta, forse abituato alle business class, mi disse, sinceramente stupito “Ma questa è davvero la prima classe?”..e in effetti la differenza sostanziale con la seconda non l’ho mai trovata neanche io), magari manager, avvocati, parlare di argomenti di cui a malapena capisco il senso; e i viaggiatori occasionali, con valigie che non riescono a trasportare in nessun modo, aiutati da improvvisati prestanti giovani e non; e alla sera ritrovare i pendolari della mattina, questa volta stanchi per il lavoro, con cui incroci lo sguardo con quell’aria di comprensione che Trenitalia ha pensato di riassumere con un monito che si trova in molti suoi treni “Non sporcare e non danneggiare la tua carrozza…domani mattina tornerai a viaggiare!”..già, domani mattina torneremo qui.
Per non parlare delle stazioni, da quelle piccole dove passa una persona ogni morte di Papa e ti guarda anche strano perché sei una faccia nuova, a quelle gigantesche dove potresti morire e nessuno si accorgerebbe della differenza, e quelle dove si incrociano tratte importanti, dove si trovano i casi migliori, gruppi di ragazzi, in giro con la scuola o qualche gruppo sportivo, che non hanno idea di dove siano (“Guarda che anche se sei stato a Roma non vuol dire che da qui ci sai arrivare eh!”) o le coppie che si salutano come se non dovessero più vedersi.
Potrei stare ore a guardare da dietro il vetro del finestrino o della sala d’aspetto, guardare e immaginare la vita delle persone che mi passa davanti, senza fare nulla, semplicemente osservare, così come facevo da bambina.
Eppure quando un collega di mio padre mi fece fare un tratto con il macchinista, dove eravamo “noi” a guidare il treno, mi misi a piangere.
ps: ascolto consigliato -> http://www.youtube.com/watch?v=O54SvINAyA4