Tra social e sociale

Buone notizie. Inizio a trovare un equilibrio tra vita social e vita sociale. Wow, che notizia, penserà qualcuno.

Beh, sto imparando a capire, forse, dove finisce una e dove comincia l’altra. In realtà sto iniziando a intuirlo, per capirlo mi ci vorrà ancora parecchio tempo.

Ultimamente, anche da persone sconosciute (e che spesso tali restano) online, ho imparato cose su di me che ancora non sapevo.

Ho imparato che si può far pesare una situazione su qualcuno anche dicendo il contrario, ma continuando a ripeterlo all’infinito. Ho imparato che una conversazione volontariamente ammosciata da uno dei due interlocutori è davvero frustrante per l’altro. Ho imparato che finora non mi ero mai interessata in quello che gli altri mi dicevano.

Sono contenta perché tutto questo mi aiuterà a crescere anche nel mondo sociale. E forse, prima o poi, riuscirò anche ad avere un po’ più di fiducia in quello che dico, come in quello che faccio :)


Tonnata

Tornata e tonnata in “città”, la mia cara vecchia stanza da riordinare, mille libri da leggere e giochi da fare. Di studiare non parlo mai -.-”
Il periodo riflessivo dell’estate è quasi finito, stanno per raggiungermi gli esami, le lezioni, il freddo, la nebbia e quant’altro.
Che poi di riflessioni che ne sono state abbastanza: semplicemente non le ho scritte. E allora cosa tengo un blog a fare? Me lo chiedo sempre anche io, ma ogni tanto un posto dove scrivere non è brutto averlo.
Dicevamo..studiare..è meglio che torni a studiare @_@


Bassa marea

Ci sono sere in cui ci si sente ritirare emotivamente, chiudersi piccoli-piccoli, senza un apparente motivo per essere tristi, senza motivo per essere felici, senza motivo per essere medi (cit.).
E non puoi parlarne con qualcuno, perchè non hai niente da dire.
E non puoi fartela passare, perchè non sai neanche cosa fare.
Così finisci per trovare qualcosa di più o meno noioso da fare, per far passare la serata.
E alla fine manco ti vien sonno per dormire.
Dovrei trovare qualcosa di più utile da fare la sera u.u


Considerazioni di una sera di mezza estate

Devo andare a dormire prima di farmi prendere dalla paranoia dei ladri di case di campagna.
Devo addormentarmi prima di essermi immaginata i criminali di mezzo mondo cercare di arrivare tutti a casa mia, tutti stasera..
Devo andare..
Devo..
Speriamo bene =_=


Senza troppi problemi

Sarà l’effetto della cura “hakuna matata”, ma mi sento proprio bene ultimamente.

E’ strano a dirsi così, ma è la prima estate che passo pensandola in questo modo. Di solito, complici compagnie forse non delle migliori e una introversione poco salubre, passavo l’estate nello spettro della mia incompetenza a fare quasi ogni cosa. D’altronde mi sono sempre sentita così, inadatta a vivere il presente, aggrappata al passato con le unghie della poca memoria che ho, proiettata verso un futuro del tutto irrealizzabile per vari motivi.

Quest’estate invece, sono un paio di mattine che mi sveglio pensando “Certo che mi sono sempre fatta troppi problemi”..ed effettivamente sto meglio.

Non riesco ancora a capire se questo modo di pensare deriva dalla presenza/assenza di alcune persone nella mia vita, o se semplicemente abbia scoperto il Santo Graal della mia contorta psiche..l’unica cosa che so è che sto bene.

Per una volta posso pensare di arrivare a settembre davvero pronta a ricominciare l’anno serenamente, il che non credo sia poco :)


Quasi pronta a partire

 Lo so, non è una gran foto. L’avevo fatta con il cellulare anni fa, per poter riguardare d’inverno com’era fatto questo posto, senza immaginare che l’anno successivo non l’avrei più trovato. Non è scomparso dalla faccia della Terra, semplicemente hanno tagliato tutti quei bei alberi che si vedono. E così, di questo posto, non mi rimane che qualche foto come questa, con la luce estiva, i riflessi sulle foglie e quasi la vecchia sensazione che mi dava il posto: il fresco dell’aria che passa tra gli alberi, unito a calore del sole (ma solo tra un albero e l’altro) e l’aggiunta dei ricordi.

Purtroppo o per fortuna in questo sentiero, che altro non è che una breve strada che porta al torrente, ho alcuni ricordi, ricordi che sono stati per un sacco di tempo i più importanti per me. Non che ora abbiano perso significato, ma come canta Guccini “se ridi o piangi è sempre uguale/ le cose nel ricordo poi si sfumano”. Con il tempo certi ricordi si sono mitigati, hanno cambiato aspetto, hanno iniziato a suscitare emozioni diverse, più ovattate, lontane, importanti “sulla carta” ma meno coinvolgenti emotivamente.

Ora il sentiero è del tutto assolato, senza gli alberi, meno accogliente, nient’altro che una strada sterrata in cui passare, anche in fretta se c’è sole, perché fa troppo caldo.

Forse è giusto così, soprattutto per me e la mia bizzarra abitudine di vivere aggrappata ai ricordi. O forse aveva ragione il mio professore di italiano quando diceva che non bisognerebbe mai ritornare nei luoghi del ricordo, per poterli ricordare così com’erano e non come sono diventati con il tempo.

Invece fra non molte ore sarò di nuovo lì, a trascorrere l’estate a pochi metri da questo sentiero e sarà inevitabile che passi di nuovo lì, ricordando di nuovo le solite cose, per pensare come si sono sistemate adesso e chiedermi che senso abbia.

Ho sempre avuto questo difetto, mi faccio troppe domande.

 

 


Mattina

Ci sono mattine che ti sembra di poter cambiare il mondo, altre che è già tanto se arriverai a ora di pranzo..temo che oggi sia una di queste ultime.


Ma io lascio che le cose passino e mi sfiorino..

Ho sempre amato stare a osservare la gente in stazione.

Probabilmente è un qualche strano tipo di eredità familiare, mio padre e mio nonno erano ferrovieri; ero piccola e guardavo i treni passare con mio padre. Da allora, da sempre, amo le stazioni e i treni.

Su di un treno si possono vedere tantissime persone diverse: alla mattina presto si trovano i pendolari, tra cui i ciarleri, casinisti fin dalla mattina, e quelli che farebbero di tutto pur di non svegliarsi così presto, che vorrebbero soltanto dormire ancora quella mezz’ora in treno; gli studenti di ogni età e indirizzo, alcuni che ripassano materie più o meno improponibili e inutili; al pomeriggio può capitare di trovare, sui treni a lunga percorrenza, persone in completo, vestite troppo bene per certi regionali (tanto che un signore una volta, forse abituato alle business class, mi disse, sinceramente stupito “Ma questa è davvero la prima classe?”..e in effetti la differenza sostanziale con la seconda non l’ho mai trovata neanche io), magari manager, avvocati, parlare di argomenti di cui a malapena capisco il senso; e i viaggiatori occasionali, con valigie che non riescono a trasportare in nessun modo, aiutati da improvvisati prestanti giovani e non; e alla sera ritrovare i pendolari della mattina, questa volta stanchi per il lavoro, con cui incroci lo sguardo con quell’aria di comprensione che Trenitalia ha pensato di riassumere con un monito che si trova in molti suoi treni “Non sporcare e non danneggiare la tua carrozza…domani mattina tornerai a viaggiare!”..già, domani mattina torneremo qui.

Per non parlare delle stazioni, da quelle piccole dove passa una persona ogni morte di Papa e ti guarda anche strano perché sei una faccia nuova, a quelle gigantesche dove potresti morire e nessuno si accorgerebbe della differenza, e quelle dove si incrociano tratte importanti, dove si trovano i casi migliori, gruppi di ragazzi, in giro con la scuola o qualche gruppo sportivo, che non hanno idea di dove siano (“Guarda che anche se sei stato a Roma non vuol dire che da qui ci sai arrivare eh!”) o le coppie che si salutano come se non dovessero più vedersi.

Potrei stare ore a guardare da dietro il vetro del finestrino o della sala d’aspetto, guardare e immaginare la vita delle persone che mi passa davanti, senza fare nulla, semplicemente osservare, così come facevo da bambina.

Eppure quando un collega di mio padre mi fece fare un tratto con il macchinista, dove eravamo “noi” a guidare il treno, mi misi a piangere.

ps: ascolto consigliato -> http://www.youtube.com/watch?v=O54SvINAyA4


Muri dal mondo, seconda puntata

Non è esattamente un muro ma “pali dal mondo” sembra il nome di una nuova rubrica pornografica XD

Notare il sottile ragionamento dietro alla scritta: se non fossi scemo non dovrei neanche scriverti queste cose su un palo di parcheggio vicino allo stadio, ma tant’è..comunque scusa eh!


Considerazioni personali su “L’ultimo dei Templari”

Non avete idea di quanto meglio si comprenda l’espressione di Ron Perlman, dopo aver visto il film da cui è tratta.

E’ lo sguardo di un contrito ammonimento: “Pensi che Solomon Kane avesse una trama abbastanza insulsa? Sei andato a vedere Cappuccetto Rosso sangue perché speravi che l’ambientazione dark mitigasse un po’ la banalità della probabile storia? Questo film sarà peggio, amico mio”

Prima di tutto, il titolo. La prima cosa che mi sono chiesta finito il film è stato questa, cosa diamine c’entrassero i Templari. E in effetti non c’entrano niente, il titolo originale del film è “Season of the Witch”.

Se c’è una cosa che mi dà parecchio fastidio è la traduzione del titolo. Per lo meno quando la traduzione è fatta assolutamente a caso come per questo film: potevano intitolare il film “Comunione di zia Concetta, primavera 1987″ e avrebbero suggerito al pubblico il contenuto del film con la stessa precisione.

Un’altra cosa terribile da scoprire è che Nicolas Cage è biondo.

Non so, probabilmente dalla locandina mi ero immaginata di vederlo castano..forse ero fuorviata dai suoi millemila altri film.

E anche in questo caso, l’espressione è derivata dalla consapevolezza dell’infausta scelta. Non sembra che stia chiedendo perdono?

Per continuare, potrei aggiungere qualcosa sugli effetti speciali: sono l’unica consolazione ad aver speso i soldi del biglietto. E non perché siano ben fatti, ma perché arrivato a film capisci che c’è qualcuno che ha speso peggio i soldi di te.

Non voglio dilungarmi oltre. Non credo di essere portata per le recensioni e mi andava solo di condividere alcune considerazioni estemporanee. Poi non amo gli spoiler, quindi non potrei neanche tanto dilungarmi sul perché la trama sia vuota o perché, dopo le “sirene-vampiro-motoscafo” di Pirati dei Caraibi, avrei dovuto aspettarmi qualcosa come i “monaci amanuensi-zombie-ninja” che si trovano qui.

Se continuassi sembrerebbe che non ho passato una bella serata a dire cretinate agli amici durante il film. Prima o poi mi cacciano.


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